Sky Larkin

    Non deve fuorviare il nome di questo giovane quartetto di Leeds. La musica degli Sky Larkin non viene dalla new wave stralunata e sottilmente cerebrale degli Xtc (che nel 1986 pubblicarono il loro capolavoro dal quasi identico nome). Un’indicazione più precisa viene fornita dal luogo in cui il loro disco di esordio è stato registrato (Seattle) e dal nome che ne ha curato la produzione, John Goodmanson, già al lavoro su importanti dischi di Sleater-Kinney, Nada Surf, Los Campesinos!, Dead Cab For Cutie, Bikini Kill e numerosi altri. “The Golden Spike” si offre così all’ascolto esattamente per quello che è, un disco di schietto indie-rock americano registrato in America da un gruppo inglese. Il fulcro dei brani è la vocalità calda e logorroica della frangiuta cantante Katie, che nella timbrica ricorda a tratti la celebrata eroina indie Feist, forse con meno velluto soul e più fosforo (post)punk. Tutto intorno corrono le rapide costruzioni delle chitarre che spesso e volentieri amano colorarsi di sbiadite tinte pavimentiane, ma nel complesso il gruppo suona come un apostrofo sghembo fra i Grandaddy e certi gruppi a conduzione femminile dell’Inghilterra più ombrosa degli anni Ottanta (Shop Assistants, Vaselines, Talulah Gosh, fino a i più vicini Huggy Bear o Comet Gain).

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