Toy Dolls

    Irresponsabili, infantili e irriverenti, i Toy Dolls sono una delle glorie assolute del punk inglese. Formati quasi per sbaglio nel 1979, sciolti e ricostituiti in un flusso senza fine di lineup, bassisti e batteristi che turbinano attorno al leader sempiterno Olga (Michael Algar), i Toy Dolls sono arrivati, per miracolo e per mistero della fede del punk, a festeggiare il ventennale di attività e a varcare la soglia del nuovo millennio, ovviamente in un tour sgangherato in giro per il mondo e con il solito fluido vorticoso di improbabili musicisti sul palco. La band si forma nell’ottobre del 1979 a Sunderland, e il 20 dello stesso mese sono già sul palco del Millview Social Club, il primo concerto della loro storia: Pete Zulu (Peter Robson) è il cantante, Olga (Michael Algar) il chitarrista, Flip (Philip Dugdale) il bassista e Mr. Colin Scott il batterista. Durerà poco: dopo una manciata di concerti andati vuoti in appena un mese Pete Zulu saluta tutti e decide di fondare la sua band, Zulu & The Heartaches, ma il suo sostituto e nuovo frontman Hud (una specie di Billy Idol dei poveri) dura il tempo di un concerto, tanto che Olga pensa bene di prendere in carico anche il microfono per il concerto al Sunderland’s Wine Loft, stabilire che i Toy Dolls sono un trio e pensare così di aver risolto i suoi problemi di lineup. Non sa cosa lo aspetta. Intanto, anche grazie a qualche recensione benevola ed entusiasta, i tre Toy Dolls si ritrovano a suonare in club strapieni e conoscono un businessman delle loro parti che decide di finanziare il primo singolo “Tommy Kowey’s Car” (sul lato B compare “She Goes To Finos”): le 500 copie iniziali vanno a ruba e non ci sarà mai più ristampa. Nonostante il successone commerciale le cose non vanno proprio alla grande dal punto di vista finanziario, tanto che la fidanzata di Mr. Colin Scott si scoccia e lancia l’ultimatum a Olga: o il suo ragazzo intasca un bel bigliettone da 10 sterline a ogni concerto oppure arrivederci a tutti. Morale: Mr. Scott suona ancora una data live e poi se ne va per la sua strada lasciando i Toy Dolls in balia di un’autentica processione di batteristi. Da una band punk locale chiamata The Cult viene prelevato Dean James (vero nome Dean Robson) che voleva fare il chitarrista, ovviamente dura non più di 4 mesi e finisce a iscriversi a un corso per chitarristi. Un amico di un amico di un amico dice a Olga e Flip che conosce un grande batterista che nonostante abbia qualche anno più di loro (entrambi 19) è strapieno di energia, e così coi Toy Dolls entra in scena Trevor Brewis, ribattezzato The Frog come nelle usanze della band. Anche Trevor The Frog non dura più di un mese (il motivo: non gli piace il soprannome) e se ne va a formare i Danceclass lasciando il seggiolino e le bacchette al miglior batterista che i Toy Dolls abbiano mai avuto: Teddy (vero nome Graham Edmundson). Purtroppo Teddy ha in testa il pallino del grano e del business e dopo 4 mesi lascia pure lui, non senza aver inciso per i posteri “She’s A Worky Ticket”, “Deirdre’s A Slag” e una nuova rendition di “She Goes To Finos”. Intanto la band ha cementato la sua fama locale ma si trova di nuovo davanti a due problemi: trovare un altro batterista e trovare il modo di allargare il giro dei concerti e dei contatti discografici. Ripartono allora le audizioni al termine delle quali la scelta cade su Robert Kent, un omone dallo sguardo bastardo che aveva già suonato con Olga nei Showbiz Kids. È il periodo più importante e forse anche prolifico della band, che dopo l’autofinanziato EP “Toy Dolls” (settembre 1981) firma con la EMI per il singolo “Everybody Jitterbug” e poi con Volume Records per la pubblicazione di “Nellie The Elephant” e dell’album “Dig That Groove Baby” (1983). Arriva anche il momento del primo tour nazionale di spalla gli Angelic Upstarts, poi c’è una nuova serie di date in giro per l’Inghilterra (questa volta da soli), poi quando Olga vuole fare il tris Happy Bob e Flip non ci stanno più dentro e se la danno a gambe prima ancora di cominciare. Per fortuna Olga riesce a imbarcare due giovani musicisti (Nick Buck detto Nick Buck alla batteria e Freddie Hotrock / Frederick Roberto al basso) per portare a casa qualche data prima di ripartire con le audizioni e richiudere per l’ennesima volta la lineup della band con il bassista Bonny Baz (Barry Warne) e il batterista Dicka (Alan Dixon). Con questa formazione i Toy Dolls pubblicano un singolo per la Volume Records (“Cheerio & Toodlepip”) e si ributtano nel calderone live, ma Dicka se ne va poco dopo e Olga e Bonny Baz ribattezzano Dicky l’ennesimo batterista della loro storia (Malcolm Dick): durante l’era di Dicky i Toy Dolls si imbarcano in una sarabanda di tour (compreso uno internazionale che tocca Germania, Olanda e Stati Uniti) e pubblicano altri due singoli per Volume, “Alfie From The Bronx” e “We’re Mad” prima che anche Dicky e Baz fuggano da quella gabbia di sconsiderati, non prima però di ripubblicare una nuova versione di “Nellie The Elephant” che vende oltre 500mila copie in UK e porta il nome della band al numero 4 delle charts pop (!). Intanto l’ex Pete Zulu, resosi conto di cosa aveva perso, torna sui suoi passi e implora Olga di lasciargli suonare il basso. Bastano però alcune apparizioni tv per rendersi conto che non è il suo mestiere (per usare un eufemismo) e mettergli in mano una chitarra ritmica assoldando nel frattempo anche Ernie (Ernest Algar), bassista parente alla lontana di Olga che riporta i Toy Dolls alla dimensione del quartetto: l’ennesima versione del singolo “She Goes To Finos” anticipa l’album “A Far Out Disc” e un altro periodo di rivolgimenti in cui a una serie di tour europei si accompagnano il ritorno di Teddy Toy Doll e Dean James, l’uscita di una raccolta, di due singoli (“James Bond Lives Down Our Street” e “Geordie’s Gone To Jail”) e dell’LP “Idle Gossip”. Ovviamente la nuova decade riparte nel solco già tracciato, con Canny Kev (Kevin Scott) che prende il posto di Teddy per un paio di concerti prima di lasciare il seggiolino a Marty (Martin Yule) con il quale la band pubblica un solo album, “Bare Faced Cheek” (1987, etichetta Nit Records). Arriva anche l’album ufficiale del decennale, che esce nel 1989 col titolo “Ten Years Of Toys”. Poi basta Nit Records (al suo posto entra Receiver), nuovo cambio di bassista (ora tocca a K’Cee / John Casey) ed ecco l’ennesimo album dal titolo “Wakey Wakey” (1989). K’Cee molla dopo una serie di album (“Fat Bob’s Feet”, “20 Tunes Live From Tokyo”, “Absurd-Ditties” e “Or-castrated”) per volare a sposarsi in Giappone lasciando il posto a Gary Fun (ex Martin Stephenson And The Daintees) in tempo per la registrazione di “One More Megabyte” (1997). Quando tutto ormai sembra incredibilmente reggere in equilibrio precario, Olga si prende il tempo di produrre la girls punk band giapponese delle Lolita #18, che lo omaggia intitolando il suo album “Toy Doll”. Con il nuovo millennio e il festeggiamento del ventennale (esce la compilation “The Wonderful World Of The Toy Dolls”) Olga e l’ennesima incarnazione della sua band pubblicano l’undicesimo album in studio (“Anniversary Anthems”, 2000). Ma qualcosa si è incrinato: una manciata di date live bastano a Olga per capire che i suoi fan non sono contenti della nuova lineup e in breve tempo decide di sciogliere la formazione e riunirsi come bassista ai Dickies (il tour inglese con questa band segna il suo ritorno sull’isola dal 1993!). Rinvigorito da queste esibizioni live Olga rimette insieme i Toy Dolls (con Dave The Nut al posto di Marty che non vuole lasciare la famiglia per rimettersi on the road e Tom Goober al basso). Nel 2004 i Toy Dolls pubblicano un album dal titolo sinistro: “Our Last Album?” (dal cui tour è tratto anche “Our Last DVD?”). La domanda è d’obbligo, ma la storia avrà mai una fine? Effettivamente, per un po’ di tempo le cose di fermano e il ritorno nei negozi arriva solo a dicembre del 2006, con “Treasured Toy Dolls Tracks Live”. Però la successiva tournée europea dice che la band ha ancora benzina da consumare, anche perché le date sold out confermano il gradimento dei fan.

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