La formazione vede protagonisti Brian Baker, chitarrista di Minor Threat, Dag Nasty e Bad Religion, Michael Hampton, già membro di S.O.A., Embrace e The Faith, Dennis Lyxzén, voce dei Refused e INVSN, Johnny Temple, bassista di Girls Against Boys e Soulside, e il nuovo batterista Mario Rubalcaba, già nei Rocket From The Crypt e Off!.
Una vera e propria all-star band, ma con un’identità che va ben oltre la somma dei suoi componenti.
Nati dall’incontro di musicisti con un patrimonio musicale enorme alle spalle, i Fake Names hanno costruito nel corso dei loro dischi un sound personale, capace di guardare al passato senza trasformarlo in nostalgia. E con il nuovo Punk Ruins, il loro terzo album in uscita per Epitaph questo ottobre, questa direzione raggiunge una nuova maturità. Dodici brani registrati in soli cinque giorni, inizialmente pensati come semplici demo e poi diventati il nuovo album della band dopo che il risultato si è rivelato troppo convincente per rimanere inedito.
Il disco fonde la furia e l’attitudine del post-hardcore D.C. con melodie power-pop, ritornelli immediati e una forte componente sperimentale. Un equilibrio tra rabbia, energia e divertimento che attraversa brani come “Until It’s Normal”, “Diamond Buzz” e la title track “Punk Ruins”. Ed è proprio questo approccio a rendere i Fake Names qualcosa di diverso da una semplice superband: cinque musicisti che non cercano di replicare ciò che hanno fatto in passato, ma di capire cosa può succedere quando le loro esperienze si incontrano in un nuovo progetto.
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